Per aprire un negozio di abbigliamento a Roma non serve una licenza: per un negozio fino a 250 mq di vendita basta la SCIA al SUAP, e si apre dal giorno del protocollo. Servono partita IVA e iscrizione al Registro delle Imprese, un locale a destinazione commerciale e agibile e, se c'è, l'insegna in regola. I diritti comunali della SCIA sono 92,80 €; l'onorario dello studio per la SCIA è di 400–700 €, IVA e cassa comprese.
- Comprende: verifica del locale prima del contratto, planimetria, SCIA al SUAP, coordinamento di insegna e, se servono, lavori e impianti.
- A parte: partita IVA e Registro delle Imprese (con il commercialista), i diritti comunali, l'eventuale pratica per l'insegna (300–500 €) con il suo canone, i lavori di adeguamento.
- Tempi: SCIA pronta in 5 giorni lavorativi dal sopralluogo, se il locale è in regola e i documenti ci sono; con lavori o regolarizzazioni i tempi si allungano, di solito a un paio di mesi o più.
- Preventivo: gratuito e scritto, chiedilo qui.
Cosa serve per aprire un negozio di abbigliamento

La lista corta, nell'ordine in cui conviene affrontarla:
- Un locale adatto: destinazione d'uso commerciale, agibilità, planimetria che corrisponde allo stato dei luoghi. Va verificato prima di firmare il contratto di locazione.
- Partita IVA e iscrizione al Registro delle Imprese, con un'unica pratica di Comunicazione Unica.
- La SCIA commerciale al SUAP di Roma Capitale, con i requisiti morali del titolare.
- Impianti a norma, con le dichiarazioni di conformità.
- L'insegna in regola e, se occupi il marciapiede con espositori o fioriere, la concessione di suolo pubblico.
- La pratica antincendio, se il negozio supera 400 mq di superficie lorda o se nel locale c'è un'altra attività soggetta ai controlli dei Vigili del Fuoco.
La vendita di abbigliamento al dettaglio è commercio al dettaglio in sede fissa. Per un esercizio di vicinato (superficie di vendita fino a 250 mq, la quasi totalità dei negozi di abbigliamento) si apre con la SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività presentata online allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) di Roma Capitale. Per superfici di vendita maggiori (medie e grandi strutture) la procedura è diversa e più lunga.
Il quadro normativo di riferimento comprende:
- il D.Lgs. 114/1998 (riforma del commercio);
- il D.Lgs. 59/2010, che recepisce la direttiva servizi "Bolkestein";
- il D.L. 201/2011 sulla liberalizzazione;
- a livello regionale, il Testo Unico del Commercio del Lazio – L.R. 22/2019.
Per la vendita di abbigliamento (settore non alimentare) non servono requisiti professionali, ma sono sempre necessari i requisiti morali previsti dalla legge. Li devono avere il titolare o, nelle società, il legale rappresentante e le altre persone indicate dall'art. 71, comma 5, del D.Lgs. 59/2010: nominare un preposto non rimedia alla loro mancanza.
A Roma la SCIA per gli esercizi di vicinato è di competenza del Comune (Municipio territorialmente competente), mentre le attività all'interno dei centri commerciali fanno capo al Dipartimento Sviluppo Economico. Nelle zone della Città Storica valgono inoltre regole urbanistiche e tutele specifiche, da verificare prima di firmare il contratto di locazione del fondo.
Come si prepara e si invia la pratica è spiegato nella guida alla SCIA commerciale a Roma.
Documenti necessari
Per presentare la SCIA e avviare correttamente il negozio servono:
- Apertura della partita IVA e iscrizione al Registro delle Imprese tramite la Comunicazione Unica d'Impresa, che con un unico invio assolve gli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS e INAIL. Dal 12 febbraio 2026 lo strumento ComUnica non è più disponibile: la pratica si invia con la piattaforma DIRE (Depositi e Istanze al REgistro imprese), che ha già sostituito Fedra e ComunicaStarweb, o con un software di mercato compatibile;
- SCIA commerciale al SUAP di Roma Capitale, con i dati dell'attività e l'attestazione dei requisiti;
- Locale con destinazione d'uso compatibile con l'attività commerciale: se il fondo non è già a destinazione commerciale può servire un cambio di destinazione d'uso;
- Certificato di agibilità dell'immobile, che attesta sicurezza, igiene e salubrità dei locali;
- Conformità urbanistica e catastale del locale (planimetria corrispondente allo stato dei luoghi);
- Dichiarazione di conformità degli impianti (DM 37/2008), in particolare dell'impianto elettrico;
- Pratica per l'insegna e gli altri mezzi pubblicitari, se presenti: è una SCIA asseverata al SUAP (D.L. 19/2026, art. 5, comma 2, e regolamento delle insegne di Roma), salvo le autorizzazioni preventive nelle aree vincolate; si potrà presentare anche insieme a quella del negozio quando la nuova procedura del SUAP è attiva. Vedi la guida alle insegne a Roma;
- eventuale occupazione di suolo pubblico per espositori, fioriere o spazi esterni;
- per locali di superficie lorda superiore a 400 mq (servizi e depositi inclusi), la pratica di prevenzione incendi presso i Vigili del Fuoco ai sensi del DPR 151/2011: vedi SCIA antincendio. Sotto questa soglia la vendita in sé non è soggetta, ma va controllato che nel locale non ci siano altre attività dell'elenco del DPR 151/2011; restano le ordinarie norme di sicurezza.
Per gli aspetti fiscali e contabili (scelta del regime, contributi previdenziali, contabilità e fatturazione elettronica) è utile un commercialista a Roma. Lo studio si occupa della parte tecnica ed edilizia, il commercialista di quella fiscale.
Un consiglio pratico prima di tutto: verifica il locale prima di firmare. Molti problemi nascono da fondi con destinazione d'uso non commerciale, planimetrie catastali non aggiornate o difformità edilizie che impediscono l'agibilità. Un sopralluogo e un controllo dei documenti all'inizio evitano spese e ritardi imprevisti.
Costi e tempi
Gli importi della tabella vanno verificati caso per caso: variano in base alla forma dell'impresa, alle dimensioni del locale e agli interventi necessari.
| Adempimento | Tempi indicativi | Costo orientativo |
|---|---|---|
| Apertura partita IVA (modello AA9/12) | Immediata | Gratuita |
| Iscrizione Registro Imprese – impresa individuale (CCIAA Roma) | Contestuale alla Comunicazione Unica | Diritti di segreteria 18 € + bollo 17,50 €, oltre al diritto annuale |
| SCIA commerciale al SUAP | Efficacia immediata dal protocollo | 92,80 € di diritti comunali (tariffa 2026), più l'onorario: 400–700 € |
| Pratica tecnica per agibilità / conformità | Variabile secondo il locale | Su preventivo |
| Conformità impianti (elettrico, ecc.) | Dipende dallo stato dell'impianto | Su preventivo |
| Pratica per l'insegna | Variabile secondo l'esposizione e la zona | Onorario 300–500 €, più l'eventuale canone unico |
| SCIA antincendio (oltre 400 mq) | Efficacia immediata dal protocollo | Su preventivo |
I diritti della SCIA sono il «rimborso spese istruttoria» del tariffario 2026 di Roma Capitale (DGC 492/2025). I diritti di segreteria della Camera di Commercio e il diritto annuale sono fissati per legge e aggiornati ogni anno. Non rientrano negli onorari dello studio: li versi direttamente agli enti.
Sui tempi complessivi, dall'avvio della pratica all'apertura si va in media da poche settimane a un paio di mesi, secondo lo stato del locale: se servono interventi edilizi, regolarizzazioni catastali o il cambio di destinazione d'uso i tempi si allungano. La SCIA in sé consente di iniziare dal giorno stesso del protocollo; il Comune ha poi 60 giorni per i controlli.
Lavori di adeguamento del locale e detrazioni 2026
Spesso il fondo va sistemato prima dell'apertura, ma la detrazione per il recupero edilizio vale per le abitazioni e per le parti comuni degli edifici residenziali: l'Agenzia delle Entrate esclude gli immobili commerciali. Per i lavori dentro il negozio, quindi, non spetta. Se più della metà della superficie dell'edificio è residenziale, puoi però detrarre la tua quota delle spese per le parti comuni. Per i lavori di risparmio energetico c'è invece l'ecobonus, che vale per gli edifici di qualsiasi categoria catastale, negozi compresi: nel 2026 è del 36%.
Dal 17 febbraio 2023 non è più possibile, in via generale, optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito: il beneficio si recupera come detrazione nella dichiarazione dei redditi. Spettanza e condizioni vanno sempre verificate con il commercialista.
Come ti aiutiamo a Roma
Come studio tecnico di geometri che lavora in tutta Roma, gestiamo la parte tecnica e burocratica dell'apertura:
- verifica preliminare del locale: destinazione d'uso, agibilità, conformità urbanistica e catastale, eventuale cambio di destinazione d'uso;
- predisposizione e presentazione della SCIA commerciale al SUAP di Roma Capitale;
- pratica per l'insegna e, se serve, per l'occupazione di suolo pubblico;
- conformità degli impianti e, oltre i 400 mq, la pratica di prevenzione incendi;
- progetto e direzione degli eventuali lavori di adeguamento del fondo.
Per i lavori di ristrutturazione del locale lo studio coordina progetto e pratiche, mentre l'esecuzione è affidata a imprese partner selezionate e supervisionate: vedi la ristrutturazione chiavi in mano a Roma. Se vuoi vendere anche online, la pratica è un'altra: la SCIA per il commercio elettronico.
Domande frequenti
Serve ancora una licenza per aprire un negozio di abbigliamento?
No. La licenza di commercio è stata superata dalla riforma del D.Lgs. 114/1998, che per i negozi di vicinato ha introdotto una comunicazione al Comune, oggi sostituita dalla SCIA. Nel linguaggio comune si dice ancora «licenza», ma la pratica da presentare è la SCIA al SUAP.
Quanto costa aprire un negozio di abbigliamento a Roma?
Per la SCIA l'onorario dello studio è di 400–700 €, IVA e cassa comprese, e i diritti comunali sono 92,80 €. A parte si pagano i diritti della Camera di Commercio, l'eventuale pratica per l'insegna (onorario 300–500 €, più il canone unico se dovuto) e i lavori di adeguamento. La SCIA è pronta in 5 giorni lavorativi dal sopralluogo, se il locale è in regola e i documenti ci sono; con lavori o regolarizzazioni i tempi si allungano, di solito a un paio di mesi o più.
E se il negozio supera i 250 mq di vendita?
Fino a 2.500 mq di vendita diventa una media struttura di vendita: per l'apertura serve un'autorizzazione del Comune, non basta la SCIA, e la scheda di Roma Capitale indica 90 giorni per la risposta. Oltre 2.500 mq è una grande struttura di vendita, con una procedura propria (L.R. Lazio 22/2019). In questi casi conviene una verifica preliminare prima di firmare il contratto del locale.
Devo verificare la destinazione d'uso del locale?
Sì, è uno dei controlli più importanti. Il fondo deve avere una destinazione d'uso compatibile con l'attività commerciale: se così non è, prima dell'apertura va valutato il cambio di destinazione d'uso insieme alla regolarità urbanistica e catastale. Conviene farlo prima di firmare il contratto di locazione, perché molti problemi nascono da fondi non commerciali o da planimetrie catastali non aggiornate.
Aprire la partita IVA è gratuito?
Sì: l'apertura con il modello AA9/12 non costa nulla e, per un'impresa, avviene insieme all'iscrizione al Registro delle Imprese con la Comunicazione Unica, che dal 12 febbraio 2026 si invia con la piattaforma DIRE. Per un'impresa individuale la Camera di Commercio di Roma chiede 18 € di diritti di segreteria e 17,50 € di bollo, oltre al diritto annuale. Di questi passaggi si occupa di solito il commercialista.
Serve la pratica antincendio dei Vigili del Fuoco?
Solo se il negozio supera i 400 mq di superficie lorda, contando anche servizi e depositi: in quel caso è un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi del DPR 151/2011 e serve la SCIA antincendio ai Vigili del Fuoco. Sotto questa soglia la vendita in sé non è soggetta, ma va controllato che nel locale non ci siano altre attività dell'elenco del decreto; restano le ordinarie norme di sicurezza e le dichiarazioni di conformità degli impianti.
Posso usare i bonus edilizi per sistemare il negozio?
Per i lavori dentro il negozio la detrazione per il recupero edilizio non spetta: vale per le abitazioni e per le parti comuni degli edifici residenziali, e l'Agenzia delle Entrate esclude gli immobili commerciali. Se però più della metà della superficie dell'edificio è residenziale, puoi detrarre la tua quota delle spese per le parti comuni. Per il risparmio energetico c'è l'ecobonus, che vale anche per i negozi: nel 2026 è del 36%, da recuperare in dichiarazione. Le condizioni vanno verificate con il commercialista.
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