Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) a Roma: cos'è oggi e come si ottiene

Contenuto verificato e aggiornato nel 2026 sulla base delle fonti ufficiali · a cura dello Studio tecnico Edilizia Privata Roma — geometri iscritti all'Albo dei Geometri della Provincia di Roma.

Schema: dal Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) alla SCIA antincendio dopo il DPR 151/2011

Quando si apre o si adegua un'attività a Roma, prima o poi arriva la domanda: "mi serve il certificato prevenzione incendi?". La risposta, oggi, è più articolata di quanto sembri. Il CPI come vecchio documento cartaceo rilasciato "a monte" dai Vigili del Fuoco è stato superato dal DPR 151/2011: per la maggior parte delle attività la conformità antincendio si attesta con una SCIA antincendio, mentre solo per le attività a rischio più elevato il Comando conserva un controllo con sopralluogo al termine del quale rilascia il documento che ne attesta l'esito. In questa guida spieghiamo cosa significa davvero "avere il CPI" nel 2026, chi ne ha bisogno e come si ottiene passo per passo. Se hai un'attività a Roma e vuoi capire da subito la tua posizione, Contattaci: come geometri iscritti all'Albo dei Geometri della Provincia di Roma (n. 3794) seguiamo l'intera pratica con il Comando VVF di Roma e il SUAP.

Cos'è il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI)

Il Certificato di Prevenzione Incendi è, storicamente, l'atto con cui il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco attestava che un'attività possedeva tutti i requisiti di sicurezza antincendio previsti dalla normativa. Per decenni era il "lasciapassare" che consentiva di aprire e mantenere in esercizio attività considerate a rischio: alberghi, autorimesse, depositi, impianti termici oltre certe soglie, locali di pubblico spettacolo e molto altro.

Il concetto di fondo resta valido: un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi non può operare senza aver dimostrato la propria conformità antincendio. Ciò che è cambiato, e in modo profondo, è come questa conformità viene dimostrata e chi produce il documento che la certifica.

Il CPI dopo il DPR 151/2011: oggi si parla di SCIA

La svolta è il DPR 1° agosto 2011, n. 151, che ha riformato l'intero sistema dei controlli di prevenzione incendi introducendo il principio di proporzionalità: gli adempimenti amministrativi cambiano in base al livello di rischio dell'attività. Con questo decreto il CPI non è più un atto "preventivo" da ottenere prima di iniziare, ma il punto di arrivo di una procedura che parte dal titolare.

In pratica, dal 2011:

  • per la generalità delle attività soggette, la conformità antincendio si attesta con una SCIA antincendio (Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai fini antincendio) presentata al Comando VVF tramite il SUAP;
  • per le attività a rischio più elevato (categoria C), il Comando effettua comunque un sopralluogo e, in caso di esito positivo, rilascia il documento che attesta l'esito del controllo (che la normativa continua a chiamare certificato di prevenzione incendi);
  • il termine "CPI" sopravvive nel linguaggio comune di imprenditori, amministratori e tecnici, ma nella maggior parte dei casi ciò che serve produrre è la SCIA e la relativa asseverazione.

È un punto delicato che spesso genera confusione: chi ti chiede "il CPI" (una banca, un'assicurazione, un locatore, un amministratore) nella pratica ti sta chiedendo la prova della conformità antincendio, che oggi può essere la ricevuta della SCIA con l'asseverazione del professionista, oppure il documento rilasciato dal Comando per la categoria C. Per capire quale documento produrre serve prima sapere se e in che categoria rientra la tua attività: lo verifichiamo con l'elenco delle attività soggette a prevenzione incendi.

Chi deve avere il CPI e per quali attività

Non tutte le attività sono soggette alla prevenzione incendi. L'obbligo scatta solo per quelle elencate nell'Allegato I del DPR 151/2011, che individua 80 tipologie (numerate da 1 a 80). Tra le più frequenti a Roma:

  • autorimesse e parcheggi oltre determinate superfici (attività n. 75 dell'Allegato I);
  • impianti di produzione calore / centrali termiche oltre le soglie di potenza previste dall'Allegato I (attività n. 74);
  • alberghi, strutture ricettive e attività extralberghiere oltre i posti letto di soglia;
  • locali di pubblico spettacolo, scuole, uffici e attività commerciali oltre determinati affollamenti o superfici;
  • edifici di civile abitazione con altezza antincendio oltre 24 metri.

Se la tua attività non compare in quell'elenco, non è soggetta ai controlli VVF e non deve presentare la SCIA antincendio; potrebbe comunque essere tenuta alla valutazione del rischio incendio ai fini della sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008). La distinzione è cruciale e va fatta caso per caso: presentare una pratica non dovuta è tempo e denaro sprecati, ometterne una dovuta espone a sanzioni.

Come si ottiene oggi il CPI: la procedura

La procedura dipende dalla categoria di rischio dell'attività. In sintesi il percorso tipico è questo:

  1. Individuazione dell'attività nell'Allegato I e della relativa categoria (A, B o C).
  2. Valutazione del progetto (obbligatoria per le categorie B e C): il progetto antincendio viene esaminato preventivamente dal Comando, che si pronuncia di norma entro 60 giorni dalla presentazione della documentazione completa.
  3. Presentazione della SCIA antincendio prima dell'inizio dell'esercizio, corredata dall'asseverazione del professionista antincendio e dalla documentazione tecnica (modulistica PIN).
  4. Controlli del Comando VVF: a campione per le categorie A e B, con sopralluogo obbligatorio per la categoria C.
  5. Rilascio del certificato (categoria C): in caso di esito positivo del sopralluogo, il Comando rilascia il certificato di prevenzione incendi entro i termini di legge.

Per la categoria C, quindi, il CPI esiste ancora come atto formale rilasciato dal Comando, oggi con il valore di attestazione dell'esito del controllo. Per A e B, invece, il titolo che abilita l'esercizio è la SCIA stessa: la ricevuta di presentazione consente di iniziare o proseguire l'attività, salvo controlli.

I lavori fisici di adeguamento dei locali — installazione di impianti di rivelazione e spegnimento, porte tagliafuoco, compartimentazioni, segnaletica — non rientrano nella pratica tecnico-amministrativa del geometra: sono opere edili e impiantistiche da affidare a imprese specializzate. Per gli interventi di adeguamento antincendio dei locali, affidati a ristru.com, mentre noi curiamo progetto, asseverazione e pratica con il Comando.

Validità e rinnovo del CPI

La conformità antincendio non è definitiva: va rinnovata periodicamente. L'art. 5 del DPR 151/2011 disciplina il cosiddetto rinnovo periodico, con cui il titolare attesta che non sono mutate le condizioni di sicurezza antincendio poste a base della conformità.

AspettoRegola generaleCaso particolare
Periodicità del rinnovoOgni 5 anniOgni 10 anni per le attività nn. 6, 7, 8, 64, 71, 72 e 77 dell'Allegato I
DocumentoAttestazione di rinnovo periodico di conformità antincendioStesso documento, cadenza estesa
FirmatariTitolare/legale rappresentanteTitolare + asseverazione del professionista antincendio
Modalità di invioTelematica (SUAP) con modulistica PINTelematica (SUAP) con modulistica PIN

Il termine decennale riguarda categorie specifiche indicate dalla norma (tra cui reti di distribuzione di gas infiammabili, alcuni impianti tecnologici e gli edifici civili oltre 24 metri di altezza antincendio). Per tutte le altre attività soggette la scadenza resta quinquennale. Attenzione: il rinnovo non è un semplice adempimento formale, perché richiede l'asseverazione sull'efficienza degli impianti di protezione. Per approfondire tempi, moduli e responsabilità vedi la nostra pagina dedicata al rinnovo CPI e all'attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio.

CPI e categorie di rischio A, B, C

Il cuore del DPR 151/2011 è la classificazione delle attività in tre categorie di rischio crescente. Da questa classificazione dipendono adempimenti, controlli e la natura stessa del documento finale.

CategoriaValutazione progettoSCIA prima dell'esercizioControllo del ComandoDocumento finale
ANon richiestaA campioneRicevuta SCIA (abilita l'esercizio)
BSì (esame preventivo)A campioneRicevuta SCIA (abilita l'esercizio)
CSì (esame preventivo)Sopralluogo obbligatorioCertificato di prevenzione incendi

Come si vede, il "certificato" in senso stretto resta solo per la categoria C. Nelle categorie A e B è la SCIA a costituire il titolo, con il vantaggio di poter avviare l'attività senza attendere un sopralluogo, ma con la piena responsabilità del titolare e del professionista asseverante. Per collocare correttamente la tua attività nella giusta categoria — spesso il passaggio più insidioso — è indispensabile leggere l'Allegato I: lo facciamo insieme partendo dalle attività soggette e dalle categorie A/B/C.

Sanzioni e responsabilità

Esercitare un'attività soggetta senza aver assolto agli obblighi di prevenzione incendi non è un'irregolarità di poco conto. Il mancato possesso della conformità antincendio, la mancata presentazione della SCIA o il mancato rinnovo periodico possono comportare conseguenze rilevanti sotto il profilo penale e amministrativo, oltre alla possibilità di provvedimenti di sospensione dell'attività da parte del Comando.

A ciò si aggiungono i profili civilistici e assicurativi: in caso di sinistro, l'assenza della documentazione antincendio in regola può incidere sulla copertura assicurativa e sulle responsabilità del titolare e, nei contesti condominiali, dell'amministratore. Per questo la conformità antincendio va gestita con la stessa attenzione riservata all'agibilità e alle altre pratiche che abilitano l'uso dei locali, e non come un adempimento da rimandare. Nei fabbricati residenziali complessi il tema si intreccia spesso con le pratiche antincendio di condominio e autorimesse.

Come ti aiutiamo a Roma

Il nostro Studio segue a Roma l'intero percorso della prevenzione incendi, dalla verifica preliminare fino al documento finale, coordinandosi con il Comando VVF di Roma e con il SUAP del Comune competente. In concreto:

  • verifichiamo se la tua attività è soggetta ai controlli e in quale categoria (A, B o C) rientra secondo l'Allegato I del DPR 151/2011;
  • redigiamo il progetto antincendio dove richiesto e curiamo la valutazione preventiva del Comando;
  • predisponiamo e presentiamo la SCIA antincendio con l'asseverazione e la modulistica PIN;
  • gestiamo il rinnovo periodico di conformità antincendio alle scadenze di legge;
  • ti mettiamo in contatto con imprese qualificate per i lavori di adeguamento, che restano a carico di operatori specializzati.

Che tu abbia un'autorimessa, un'attività ricettiva, un locale commerciale o un edificio da mettere in regola, ti diciamo subito cosa serve davvero, senza far avviare pratiche non dovute. Puoi approfondire l'intero tema nella nostra sezione dedicata alla prevenzione incendi a Roma.

Vuoi sapere se ti serve il certificato di prevenzione incendi e quanto tempo richiede la tua pratica? Contattaci ora per un preventivo gratuito: analizziamo la tua attività e ti proponiamo un percorso chiaro, con tempi e responsabilità definiti.

Domande frequenti

Cos'è il CPI (Certificato di Prevenzione Incendi)?

È l'atto che attesta la conformità antincendio di un'attività. Dopo il DPR 151/2011 il CPI come documento autonomo sopravvive solo per le attività di categoria C, rilasciato dal Comando VVF dopo il sopralluogo; per le categorie A e B la conformità si attesta con la SCIA antincendio.

Il CPI esiste ancora nel 2026?

Sì, ma solo come atto finale per le attività a rischio elevato (categoria C). Per la maggior parte delle attività soggette il vecchio CPI cartaceo è stato sostituito dalla SCIA antincendio, che costituisce il titolo che abilita l'esercizio. Il termine 'CPI' resta però diffuso nel linguaggio comune.

Che differenza c'è tra CPI e SCIA antincendio?

La SCIA antincendio è la segnalazione con cui il titolare, tramite un professionista, attesta la conformità e avvia o prosegue l'attività. Il CPI è il certificato che il Comando VVF rilascia solo per la categoria C dopo il sopralluogo. Per le categorie A e B non c'è un certificato: vale la SCIA.

Chi rilascia il certificato prevenzione incendi a Roma?

Il certificato per le attività di categoria C è rilasciato dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma, dopo la valutazione del progetto e l'esito positivo del sopralluogo. Le pratiche si presentano per via telematica tramite il SUAP con la modulistica PIN.

Ogni quanto si rinnova il CPI: la validità è di 5 anni?

Il rinnovo periodico (art. 5 del DPR 151/2011) va effettuato di norma ogni 5 anni. Per alcune attività specifiche dell'Allegato I (nn. 6, 7, 8, 64, 71, 72 e 77) il termine è di 10 anni. Il rinnovo richiede l'attestazione del titolare e l'asseverazione del professionista antincendio.

Per quali attività serve il certificato prevenzione incendi?

Serve per le attività elencate nell'Allegato I del DPR 151/2011 (80 tipologie), tra cui autorimesse oltre le soglie (n. 75), impianti di produzione calore (n. 74), strutture ricettive, locali di pubblico spettacolo ed edifici civili oltre 24 metri di altezza antincendio. Le attività non elencate non sono soggette ai controlli VVF.

Quanto costa ottenere il CPI a Roma?

Non esiste un prezzo fisso. I diritti dovuti al Comando VVF sono calcolati a tempo secondo il DM 2 marzo 2012 (aggiornato dal DM 11 ottobre 2024), mentre l'onorario del tecnico dipende dalla complessità della pratica, dalla categoria di rischio e dalla documentazione necessaria. Per una stima precisa serve una valutazione del singolo caso.

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