Aprire un Bar o una Caffetteria a Roma: le pratiche da fare
Aprire un bar a Roma non è solo questione di licenza: prima ancora del business plan servono le pratiche tecniche e amministrative giuste. Un locale con la destinazione d'uso sbagliata, senza agibilità o che non raggiunge il punteggio di qualità richiesto dalla zona non può nemmeno presentare la SCIA, e il progetto si blocca sul nascere.
In questa guida trovi, con il taglio pratico del nostro studio di geometra a Roma, il percorso completo: SCIA SUAP per la somministrazione, notifica sanitaria, requisiti professionali, verifica di destinazione d'uso e agibilità del locale, il sistema a punti di Roma Capitale, più insegna e dehors. Ci concentriamo sugli adempimenti tecnici; per la parte fiscale (partita IVA, ATECO, regime) il riferimento è il commercialista.
Il percorso in sintesi: cosa serve per aprire un bar a Roma
Aprire un bar con somministrazione di alimenti e bevande richiede di mettere in fila adempimenti tecnici, amministrativi e sanitari. Ecco il quadro d'insieme:
| Adempimento | Cosa riguarda | Ente / riferimento |
|---|---|---|
| Verifica del locale | Destinazione d'uso, agibilità, superfici, servizi | Comune / tecnico |
| Requisiti professionali e morali | Titolo abilitante (SAB ex REC) e onorabilità | art. 71 D.Lgs. 59/2010 |
| Punteggio di qualità | Soglia minima secondo la zona urbanistica | D.C.C. Roma 35/2010 |
| SCIA somministrazione | Avvio attività al SUAP in via telematica | SUAP Roma Capitale |
| Notifica sanitaria (NIA) | Registrazione igienico-sanitaria | Reg. CE 852/2004 – ASL |
| Insegna e dehors | Comunicazione/autorizzazione esterni | Comune – Municipio |
Molti di questi passaggi sono collegati: la SCIA commerciale per la somministrazione, ad esempio, può essere presentata solo se il locale è già in regola dal punto di vista edilizio e catastale. Per questo conviene partire dalla verifica tecnica del locale.
1. La verifica del locale: destinazione d'uso e agibilità
È il primo controllo, spesso sottovalutato, e quello che fa saltare più trattative. Prima di firmare un contratto di locazione o un acquisto, va accertato che il locale abbia le carte in regola per ospitare un bar.
I punti da verificare sono:
- Destinazione d'uso compatibile. Un bar rientra nella funzione commerciale; il locale deve avere una destinazione d'uso coerente (tipicamente negozio, categoria catastale C/1). Se il locale è, ad esempio, un'abitazione o un ufficio, serve un cambio di destinazione d'uso, con la relativa pratica edilizia (CILA o SCIA edilizia a seconda del caso) e l'aggiornamento catastale.
- Agibilità. Il locale deve disporre del certificato/segnalazione di agibilità, che attesta sicurezza, igiene, salubrità e conformità impiantistica. Senza agibilità la SCIA di somministrazione non regge.
- Conformità edilizia e catastale. Lo stato reale dell'immobile deve corrispondere ai titoli edilizi e alla planimetria catastale. Eventuali difformità vanno sanate prima.
- Requisiti strutturali. Superfici della sala e dei locali di servizio, bagni (compreso quello per disabili), abbattimento delle barriere architettoniche, area di manipolazione degli alimenti, altezze e aerazione.
Questa fase è il cuore del lavoro del geometra: individuare in anticipo i vincoli evita di investire su un locale che non potrà mai ottenere la licenza.
2. Requisiti professionali e morali
Per somministrare alimenti e bevande, il titolare (o un preposto da lui nominato) deve possedere i requisiti professionali previsti dall'art. 71 del D.Lgs. 59/2010. In pratica occorre uno di questi:
- aver frequentato con esito positivo un corso professionale abilitante per la somministrazione (il cosiddetto SAB, ex REC), riconosciuto dalla Regione;
- aver esercitato in proprio, per almeno due anni anche non continuativi nel quinquennio precedente, un'attività nel settore alimentare o della somministrazione;
- avere un titolo di studio idoneo tra quelli indicati dalla norma.
A questi si aggiungono i requisiti morali (assenza di specifiche condizioni ostative previste dalla legge). Sono requisiti soggettivi: la loro verifica esula dalla parte tecnica ed è bene coordinarla con un consulente. La formazione HACCP in materia di igiene degli alimenti è un obbligo distinto e a sé stante, legato all'attività e al personale.
3. Il sistema a punti di Roma Capitale (landmine locale)
Questo è il passaggio tipicamente romano che sorprende chi arriva da altre città. A Roma l'apertura di una nuova somministrazione è subordinata al raggiungimento di un punteggio minimo di qualità, disciplinato dal Regolamento comunale (D.C.C. n. 35/2010).
Il punteggio si costruisce sommando i criteri di qualità del locale e dell'attività (superfici, servizi igienici, insonorizzazione, climatizzazione, accessibilità, dotazioni, ecc.), fino a un massimo di 200 punti. La soglia minima cambia in base alla zona urbanistica:
| Zona | Ambito (indicativo) | Punteggio minimo |
|---|---|---|
| Zona A | Città Storica | 170 punti |
| Zona B | Città Consolidata | 155 punti |
| Zona C | Città da Ristrutturare / Trasformazione | 120 punti |
Se il locale non raggiunge la soglia della sua zona, la SCIA non è presentabile. Il tecnico analizza il locale, calcola il punteggio e individua gli interventi che possono farlo salire (ad esempio migliorando insonorizzazione, servizi o accessibilità). Nella Città Storica (ambiti di tutela) valgono inoltre regole più stringenti.
4. La SCIA di somministrazione al SUAP
Con locale idoneo, requisiti e punteggio a posto, si presenta la SCIA per la somministrazione di alimenti e bevande allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) di Roma Capitale, esclusivamente in via telematica.
Punti chiave:
- Fuori dagli ambiti di tutela, l'attività si avvia con SCIA e può partire, sul piano amministrativo, dalla data di protocollo della ricevuta.
- Dentro gli ambiti di tutela (Città Storica) e in casi particolari il procedimento può essere più articolato.
- La SCIA raccoglie e collega gli altri adempimenti: dati del locale, requisiti soggettivi, conformità edilizia, notifica sanitaria.
Per l'iter completo, i documenti e i tempi vedi la nostra guida alla SCIA commerciale a Roma.
5. La notifica sanitaria (NIA)
Qualunque attività che tratti alimenti — e un bar lo fa — è un'impresa alimentare e deve essere registrata ai fini igienico-sanitari tramite la Notifica ai fini della registrazione (NIA), ai sensi del Regolamento CE 852/2004. La notifica, inoltrata alla ASL competente di norma tramite il SUAP contestualmente alla SCIA, dichiara la conformità dei locali e delle attrezzature alle norme igienico-sanitarie.
Alla notifica si affianca il piano di autocontrollo HACCP, obbligatorio per ogni impresa della filiera alimentare. Tutti i dettagli su iter e contenuti sono nella pagina dedicata alla notifica sanitaria per attività alimentari a Roma e nella guida alle autorizzazioni sanitarie ASL.
6. Insegna, vetrofanie e dehors
Aperta l'attività, restano gli elementi che danno visibilità al bar e sfruttano lo spazio esterno:
- Insegna e mezzi pubblicitari. L'installazione dell'insegna richiede una specifica pratica al Comune/Municipio; nelle zone vincolate (Città Storica, immobili tutelati) entrano in gioco la Soprintendenza e i vincoli paesaggistici. Vedi autorizzazione insegna a Roma.
- Dehors e tavolini esterni. Occupare il suolo pubblico con tavolini, pedane o gazebo richiede la concessione di Occupazione Suolo Pubblico (OSP) e il rispetto del regolamento di Roma Capitale, con il relativo canone unico. Approfondimento in dehors e occupazione suolo pubblico a Roma.
Sono pratiche autonome rispetto alla SCIA, ma vanno pianificate insieme: un dehors, ad esempio, incide anche sull'immagine e sulla capienza dell'esercizio.
La parte fiscale: solo un cenno
Aprire un bar comporta anche adempimenti fiscali e amministrativi che non sono di competenza del geometra: apertura della partita IVA, scelta del codice ATECO, iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio, regime contabile, gestione dei dipendenti. Per impostare correttamente questi aspetti — ed evitare errori costosi — il riferimento è il commercialista. Noi ci occupiamo di tutta la parte tecnica ed edilizia e ci coordiniamo con il tuo consulente fiscale.
Come ti aiutiamo ad aprire il tuo bar a Roma
Il nostro studio segue il progetto dal locale alla licenza:
- sopralluogo e verifica di fattibilità del locale (destinazione d'uso, agibilità, conformità edilizia e catastale);
- calcolo del punteggio di qualità secondo il Regolamento di Roma e individuazione degli interventi per raggiungere la soglia della zona;
- eventuale cambio di destinazione d'uso e pratiche edilizie (CILA, SCIA edilizia);
- predisposizione e invio della SCIA di somministrazione al SUAP e della notifica sanitaria;
- gestione delle pratiche per insegna e dehors;
- coordinamento con il commercialista per la parte fiscale.
Un percorso ben istruito fin dall'inizio evita sospensioni dell'attività e sanzioni. Se stai valutando un locale, meglio farlo verificare prima di firmare.
Vuoi sapere se il locale che hai in mente è idoneo e quali pratiche servono? Contattaci per un preventivo gratuito: analizziamo il tuo caso e ti diamo un percorso chiaro.
Domande frequenti
Cosa serve per aprire un bar a Roma?
Servono un locale con destinazione d'uso commerciale e agibilità, i requisiti professionali (SAB, ex REC) e morali del titolare o di un preposto, il raggiungimento del punteggio di qualità previsto per la zona, la SCIA di somministrazione al SUAP e la notifica sanitaria alla ASL. A questi si aggiungono le pratiche per insegna e dehors.
Quale titolo serve per la somministrazione di alimenti e bevande?
Il requisito professionale previsto dall'art. 71 del D.Lgs. 59/2010: aver frequentato con esito positivo un corso abilitante (SAB, ex REC), oppure aver esercitato l'attività per almeno due anni nel quinquennio precedente, oppure possedere un titolo di studio idoneo. Servono anche i requisiti morali e la formazione HACCP.
Cos'è il sistema a punti per aprire un bar a Roma?
È un meccanismo specifico di Roma Capitale (Regolamento D.C.C. 35/2010): ogni locale ottiene un punteggio di qualità in base alle sue caratteristiche. La soglia minima varia per zona urbanistica (in genere 170 punti in Città Storica, 155 nella Città Consolidata, 120 nelle altre zone). Senza il punteggio minimo la SCIA non è presentabile.
La destinazione d'uso del locale deve essere commerciale?
Sì. Un bar è un'attività commerciale e il locale deve avere una destinazione d'uso compatibile (tipicamente negozio, C/1) e l'agibilità. Se il locale ha una destinazione diversa (abitativa, ufficio) serve un cambio di destinazione d'uso con la relativa pratica edilizia e l'aggiornamento catastale, da valutare prima di prendere il locale.
La notifica sanitaria è obbligatoria per un bar?
Sì. Un bar è un'impresa alimentare e deve essere registrata ai fini igienico-sanitari con la notifica (NIA) ai sensi del Reg. CE 852/2004, di norma inoltrata alla ASL tramite il SUAP insieme alla SCIA. È richiesto anche il piano di autocontrollo HACCP.
Serve un'autorizzazione per l'insegna e per i tavolini all'esterno?
Sì, sono pratiche distinte. L'insegna richiede una pratica al Comune/Municipio (con vincoli della Soprintendenza nelle zone tutelate). I tavolini esterni (dehors) richiedono la concessione di occupazione suolo pubblico (OSP) con il relativo canone. Meglio pianificarle insieme all'apertura.
Vuoi aprire un bar o una caffetteria a Roma?
Ti accompagniamo dalla verifica del locale fino alla licenza: destinazione d'uso, agibilità, punteggio di qualità, SCIA di somministrazione, notifica sanitaria, insegna e dehors, in coordinamento con il tuo commercialista per la parte fiscale. Contattaci per un preventivo gratuito e parti con le pratiche giuste.
