Impianto Scarico Acque Nere: Schema e Norme

L'impianto di scarico delle acque nere è la rete di tubazioni che raccoglie i reflui di WC, bidet e apparecchi sanitari e li convoglia, per gravità, verso la fognatura pubblica. Perché funzioni senza cattivi odori né gorgoglii, deve rispettare regole precise su pendenze, diametri, colonne e ventilazione, oggi armonizzate dalla norma UNI EN 12056. In questa guida lo Studio spiega, in modo chiaro, come si progetta uno scarico a norma: la differenza tra reti nere e grigie, le pendenze corrette, il ruolo delle colonne e della ventilazione, fino all'allaccio in fognatura.
Risposta rapida: cosa serve per un impianto di scarico acque nere a norma?
Serve una rete a gravità con pendenza minima indicativa dell'1% per le tubazioni orizzontali di diametro maggiore (DN 100 e oltre), colonne di scarico di almeno DN 100 se raccolgono un WC, e una ventilazione che protegga i sifoni (guardia idraulica) evitando svuotamenti. Il tutto è progettato secondo la UNI EN 12056-2 e si conclude con l'allaccio autorizzato alla fognatura.
Acque nere e acque grigie: due reti, un solo obiettivo
Nel progetto degli scarichi si distinguono due tipi di refluo, che possono viaggiare in reti separate o confluire più a valle:
- Acque nere: provengono da WC e vasi (contengono materiale fecale). Richiedono i diametri più grandi e la maggiore attenzione idraulica.
- Acque grigie (o chiare): provengono da lavabi, docce, vasche, bidet, lavatrice e lavastoviglie. Sono meno cariche, ma vanno comunque smaltite correttamente.
La scelta tra rete separata (nere e grigie distinte fino al collettore) o mista dipende dal progetto, dal tipo di edificio e dalle prescrizioni del gestore. In molte ristrutturazioni romane si mantiene lo schema esistente; nelle nuove realizzazioni la rete separata facilita eventuali trattamenti e riusi. La progettazione degli scarichi rientra nella più ampia progettazione degli impianti dell'edificio e va coordinata con gli impianti termoidraulici e con la rete idrica di adduzione.
Il quadro normativo: UNI EN 12056
Il riferimento tecnico per gli scarichi funzionanti a gravità all'interno degli edifici è la serie UNI EN 12056, articolata in cinque parti:
| Parte | Oggetto |
|---|---|
| UNI EN 12056-1 | Requisiti generali e prestazioni dei sistemi di scarico a gravità |
| UNI EN 12056-2 | Impianti per acque reflue domestiche: progettazione e calcolo |
| UNI EN 12056-3 | Sistemi per acque meteoriche (tetti e superfici pavimentate) |
| UNI EN 12056-4 | Stazioni di pompaggio (quando manca la pendenza per la gravità) |
| UNI EN 12056-5 | Installazione, prove, gestione e manutenzione |
Per le acque nere e grigie domestiche la parte di riferimento è la UNI EN 12056-2, che ha superato le vecchie norme nazionali sulle reti di scarico (come la UNI 9183). La norma definisce quattro sistemi (System I, II, III, IV) che differiscono per il grado di riempimento ammesso e per il tipo di collegamento tra apparecchi e colonna: in Italia si adotta prevalentemente il Sistema I, con diramazioni collegate a una colonna a ventilazione primaria e un grado di riempimento di progetto pari a 0,5 (la tubazione lavora "a metà"). Questo margine non è un dettaglio: garantisce il trascinamento dei reflui, limita i rumori e, soprattutto, protegge la guardia idraulica dei sifoni.
Pendenze, diametri e velocità: i numeri che contano
Uno scarico a gravità funziona solo se l'acqua scorre alla velocità giusta: troppo lenta e i solidi si depositano, troppo veloce e il liquido "abbandona" i solidi lasciandoli indietro. Da qui le regole di dimensionamento.
Pendenze delle tubazioni orizzontali (valori indicativi UNI EN 12056-2):
| Elemento | Pendenza indicativa | Nota |
|---|---|---|
| Diramazioni e collettori DN ≥ 100 | circa 1% (1 cm/m) | valore tipico di progetto |
| Diramazioni di diametro minore (DN 50–80) | fino al 2% | serve più pendenza a parità di portata |
| Pendenze eccessive | evitare oltre il 5% | rischio separazione liquido/solido e intasamenti |
Diametri (DN) di riferimento:
- Colonna di scarico che serve un WC: almeno DN 100. Se la colonna raccoglie solo lavabi, docce e apparecchi "leggeri" (acque grigie) può ridursi (es. DN 90), sempre a valle del calcolo.
- Diramazione del WC: tipicamente DN 100; lavabo, bidet e doccia hanno diametri minori (DN 40–50), a seconda dell'apparecchio e della lunghezza del tratto.
Il dimensionamento non si fa "a occhio": la UNI EN 12056-2 calcola la portata di acque reflue con la formula Qww = K · √(ΣDU), dove ogni apparecchio ha le sue Unità di Scarico (DU) e K è un coefficiente di frequenza legato all'uso dell'edificio (abitazione e uffici, strutture con uso frequente come alberghi e ospedali, e così via). Per i collettori si verifica inoltre una velocità di autopulizia dell'ordine di 0,5 m/s, per evitare incrostazioni e depositi. Sono verifiche che rientrano nella redazione degli elaborati progettuali e, quando serve, negli schemi allegati alla progettazione dell'intervento.
Colonne e ventilazione: perché lo scarico non "risucchia" i sifoni
Ogni apparecchio è protetto da un sifone, la cui acqua (la guardia idraulica o battente) impedisce ai gas di fogna di risalire in casa. Il nemico numero uno di questo tappo d'acqua sono le variazioni di pressione dentro le tubazioni quando qualcuno scarica: senza aria di compensazione, la colonna può creare una depressione che svuota il sifone (con conseguenti cattivi odori) o una sovrapressione che lo fa gorgogliare. La soluzione è la ventilazione. La UNI EN 12056-2 prevede tre modalità:
Ventilazione primaria
È il prolungamento della colonna di scarico oltre la copertura, aperto in atmosfera. È la ventilazione di base: fa entrare aria dall'alto durante lo scarico e stabilizza la pressione. La tubazione di ventilazione primaria non deve avere diametro inferiore alla colonna che serve.
Ventilazione secondaria
Quando l'edificio è alto o gli apparecchi sono numerosi, la sola primaria non basta: si affianca una colonna di ventilazione parallela, collegata a quella di scarico ai vari piani. È la soluzione tipica di edifici "a torre" e di bagni con molti apparecchi in batteria.
Valvole di aerazione (AAV)
In alternativa, dove non è praticabile portare la colonna in copertura, si usano valvole di aerazione a membrana conformi alla UNI EN 12380: si aprono in depressione per far entrare aria e restano chiuse a riposo, senza far uscire odori. La UNI EN 12056-2 le ammette al posto dello sfiato in copertura e per servire diramazioni con apparecchi collocati fino a circa 10 m dalla colonna. Vanno installate in ambiente accessibile e ventilato, mai murate a tenuta.
Uno schema corretto tiene insieme questi elementi: WC vicino alla colonna, tratti orizzontali brevi e in pendenza, curve ampie (evitando i 90° secchi a spigolo vivo), ispezioni nei punti chiave e ventilazione adeguata all'altezza dell'edificio.
Dall'ultimo pozzetto alla fognatura: l'allaccio
La rete interna termina nel collettore che, attraverso l'ultimo pozzetto d'ispezione, raggiunge la fognatura pubblica. A Roma il collegamento non è una semplice opera idraulica: è una pratica autorizzativa che coinvolge il gestore del servizio idrico e Roma Capitale per lo scavo su suolo pubblico. Tutta la parte di autorizzazioni, Visura Quote, nulla osta e attestato di avvenuto imbocco è trattata nella nostra guida dedicata all'allaccio e imbocco in fognatura a Roma: è il passaggio che chiude il progetto degli scarichi e senza il quale lo scarico non è a norma.
Va ricordato che progettazione impiantistica ed esecuzione sono cose diverse: lo Studio cura lo schema, i calcoli e gli elaborati; la posa delle tubazioni è dell'impresa. Quando la rete interessa parti comuni condominiali (colonne montanti, collettori interrati), entrano in gioco anche gli aspetti autorizzativi e di ripartizione tra i condomini, spesso seguiti in parallelo alla direzione lavori del cantiere.
Documentazione tecnica dell'impianto di scarico
Un impianto di scarico ben documentato tutela il proprietario in caso di contestazioni, compravendite e futuri interventi. In genere, a seconda dell'intervento, si producono o si aggiornano:
- Relazione di calcolo idraulico e schemi di rete (planimetrie con tracciati, colonne, ventilazioni e pozzetti);
- Dettagli costruttivi di sifoni, ispezioni e allaccio al collettore;
- coordinamento con gli altri impianti dell'unità immobiliare, dall'impianto elettrico alla rete idrica.
Per gli impianti idrici e di scarico, la corretta esecuzione a regola d'arte e la relativa attestazione seguono il quadro della dichiarazione di conformità dell'impianto idraulico; lo schema di distribuzione e scarico si può ritrovare, in forma sintetica, nello schema dell'impianto idraulico di casa. Sono documenti utili anche quando, in fase di vendita o sanatoria, occorre ricostruire lo stato dei luoghi.
Progetta lo scarico a norma con lo Studio
Un impianto di scarico acque nere ben progettato è invisibile: non fa rumore, non manda odori e non si intasa per anni. Ci si accorge di quello fatto male solo quando è troppo tardi, con opere murarie da riaprire. I nostri tecnici a Roma — geometri iscritti all'Albo — redigono lo schema di rete, i calcoli secondo UNI EN 12056, la scelta di pendenze, diametri e ventilazione, fino al coordinamento dell'allaccio in fognatura. Vuoi far verificare un progetto esistente o impostarne uno nuovo per la tua ristrutturazione? Richiedi un preventivo gratuito: valutiamo il tuo caso e ti indichiamo la soluzione a norma più adatta.
